BIO

Nelle varie vite passate è stato ingegnere elettronico, bioingegnere, ricercatore negli USA sugli effetti biologici delle microonde (che non ci sono…), funzionario di banca, ma dal ‘92 ha “rubato” il mestiere di traduttore scientifico e localizzatore alla consorte Barbara per fondare con lei una delle prime società che ha utilizzato esclusivamente mezzi telematici per lavorare. E questo prima che si sviluppasse Internet.

 

Si reputa la pecora nera delle famiglie ascendenti in quanto unico tecnico in una pletora di pittori, musicisti e letterati, conservando però grande amore per la musica e il pianoforte in particolare.

(c) 2014 Vittorio Sciosia

(c) 2014 Vittorio Sciosia

Ha iniziato da pre-adolescente a cucinare e a leggere libri di cucina e da adolescente a fotografare fornendo negli anni ‘70 ai musicisti stessi, ma anche a Panorama, Il Mattino, Roma e anche al Wall Street Journal, fotografie scattate durante le Settimane di Musica d’Insieme di Napoli.

 

Dopo oltre 20 anni di sabbatico ha ripreso a fotografare nel 2006 quando ha ritenuto che il digitale fosse arrivato ai livelli dell’analogico.

 

Adora narcisisticamente cucinare per dimostrare se riesce a fare quello che lui reputa difficile.

 

In definitiva un dilettante, nel senso più strettamente etimologico, in tutto quello che fa.

Napoletano da almeno 5 generazioni, abitante al centro del centro storico, non è però un difensore tout court di Napoli “perché è la città più bella del mondo”, anzi.

 

Nel maggio 2014 è nella giuria del premio fotografico della AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana) insieme, fra altri, ad Oliviero Toscani e Vittorio Sciosia.